"Nessun dio abbandona l'uomo senza che sia la testa di questi a deciderlo"
Il Dio assoluto,
l'Onnipotente, nell'Umbanda è chiamato Zambi, termine che proviene
dalla lingua Bantu dell'Africa centrale. La comprensione di Zambi sfugge
però all'intelletto umano, dal momento che il suo mistero non è
alla portata dei cinque sensi. L'unica maniera per comprendere l'infinito
è cercare di frazionarlo e considerarlo pezzetto per pezzetto. Certo,
i pezzi di infinito sono anch'essi grandi, ma sicuramente più comprensibili
e intuibili.
Provate a visualizzae questo concetto e avrete un'idea di come l'Umbanda
considera gli Orixàs.

Secondo la
tradizione esistono sette dijinas di Ogùm, un mito vuole spiegare
la presenza di queste sette qualità dellOrixà guerriero.
Ogùm fu il primo marito di Oià/Iansà,
lOrixà del vento, delle saette e dei cimiteri. Lui era fabbro e
a lei toccava l'onere di caricare gli arnesi dell'officina ed attivare
il fuoco della forgia. Iansà non amava quella vita, litigavano continuamente,
senza contare il fatto che aveva già per la testa Xangò e
nel cuore meditava già di fuggire con lui. Iansà aveva il
potere di trasformarsi in bufalo, dopo lennesima lite per sfuggire al
marito e frequentare Xangò si trasformò in animale e andò
nella foresta. Quando Ogùm la trovò iniziarono a combattere
a colpi di spada. Ogùm divise Iansà in nove Oià, mentre
la sua combattiva compagna lo divise in sette. Da allora ci sono nove
Oià e sette Ogùm. Le nove Oià sono i nove affluenti
del Niger, di cui Iansà è signora. Nel
sincretismo viene rappresentato con SantAntonio o con San Giorgio.
E' chiaro che l'axè di Ogum si invoca per sbrogliare una situazione, sbloccandola con un certo polso e una certa forza: è l'Orixà "Vencedor de domanda", colui che "abre caminho da ferratura", ossia il vincitore, colui che apre le porte alla fortuna: il ferro di cavallo, sotto il suo dominio, rappresenta non solo le buone opportunità della sorte, ma anche un mezzo indispensabile per intraprendere un tragitto verso il nuovo. Ecco perchè spesso le offerte a Ogum si portano in prossimità di strade, rotaie o autostrade: sono le vie da imboccare per giungere a nuove opportunità, allo sblocco di situazioni stantie: Ogum ci aiuta con la sua spada e ci sprona ad andare oltre, verso la meta.
Nanà
è la grande madre terra, Signora dei pantani e del fango primordiale,
il luogo che permette alla vita generata da Iemanjà, dea del mare,
di evolversi e riprodursi. Nanà, la prima Grande Madre del mito
è ora considerata la nonna di tutti gli Orixàs. E' la
guardiana della soglia, del passaggio tra la vita e la morte, madre di
Omolù, signore delle malattie, e di Ossaim, lOrixà dei vegetali,
nonché prima moglie di Oxalà, ma anche genitrice di Ogùm
e di Elegbarà. Nel sincretismo è Sant'Anna, madre della
Vergine Maria, nella tradizione cattolica, e di Iemanjà, nell'Umbanda.
E' un'Orixà molto antica, e temutissima, dal momento che nella tradizione
è colei che generò Ikù, la Morte.
Viene cultuata sulle rive dei mari e dei fiumi, ma anche nei luoghi fangosi
e nei boschi di bambù, pianta considerata sacra ai morti e passaggio
mistico tra i due mondi.
Assieme al
vecchio e saggio Oxalufà, rappresenta il matriarcato della Terra, quella
particolare energia che ha già vissuto tantissimo e ora può predicare
con cura, forte dell'esperienza passata, preoccupandosi dei suoi figli
e nipoti. Rappresenta l'intero viaggio della donna, sin dalle prime focose
e istintive passioni di Oduduà, la fertilissima terra primogenia, fino
alla maturazione compiuta e alla zelante castità di Nanà Buruke, una delle
manifestazioni più conosciute in Brasile. E' la Mae de Santo, la sacerdotessa
depositaria di millenni di conoscenze esoteriche racchiuse nel suo caldo
e cupo cuore terroso, che si è ritirata a vita privata cedendo lo scettro
e il ruolo di regina a Yemanja, ma che dalle profondità vigila ancora
sui segreti che è bene restino celati. Nanà ha inventato la danza e l'ha
insegnata agli uomini come forma di preghiera, inghiotte tutti i nostri
mali, i nostri fluidi energetici e le nostre preoccupazioni nel suo sottosuolo,
trasformandoli in energia positiva.











