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Omolu

Omolu è uno degli Orixas più temuti, poichè portatore di malattie devastanti come il vaiolo. In questo caso è più conosciuto come Abaluayè, ossia il Signore della Crosta Terrestre. Figlio di Nanà, la Madre delle profondità della terra, è raffigurato ricoperto da una veste di paglia per nascondere la sua pelle martoriata dalle malattie. Legato all'elemento terra, che tutto accoglie a sè dopo la morte, in stato di decomposizione, è conosciuto come il "medico dei poveri"; è in realtà uno degli Orixas più caritatevoli, poichè ha il compito di guarire gli ammalati e, laddove non sia possibile, facilitarne il trapasso.

In questo caso abbiamo a che fare con Omolu, sincretizzato con S.Lazzaro, il Signore dei Cimiteri. Questi è rappresentato come uno scheletro ammantato che siede su un trono al centro del Campo Santo. E' il fiscalizzatore delle anime nonchè guardiano del portale verso un altro mondo, ossia il cimitero, nella cui fertile terra può essere accolto ogni energia negativa per liberare e purificare chiunque si rivolga a lui. Tanto quanto può essere misericordioso, tanto può essere di una crudeltà senza limiti se irritato: quando Omolu si scatena porta devastazione e ciò di cui si occupa meglio: morte. Si invoca il suo axè per porre fine ad una situazione, desiderata o no: con un'adeguata offerta (i suoi cibi preferiti sono il pop-corn, la carne di maiale e i fagioli neri) la sua falce calerà prontamente per tranciare il vecchio a favore di una rinascita. Atotò Omolu!

Elegbarà - Exù
Ecco uno degli Orixà più controversi e complessi del pantheon Umbandista. Elegbarà è un Orixà a tutti gli effetti che lavora a tempo pieno anche per gli altri Orixà, poichè è il messaggero tra uomo e Spirito. Svolge il compito essenziale di favorire la comunicazione tra Cielo e Terra: attraverso Irokò, l'Albero Sacro, il Palo Cosmico che unisce i due mondi, egli sale e scende per aprire le porte del dialogo e per consegnare gli Ebò: senza la sua intercessione, nulla è possibile, poichè ogni strada si chiuderebbe. Sincretizzato con S.Antonio, è il Comunicatore per eccellenza, nonchè il signore dei Crocicchi, dei crocevia e degli incroci (ove gli vengono consegnate le offerte). Vibrazione potentissima e pericolosa, rappresenta il concetto del percorrere nuove strade in maniera ingegnosa: se Ogum rompe i massi lungo il tragitto con la sua spada, chi porta la fiaccola lungo il percorso è proprio Elegbarà. Sincretizzato con S.Antonio, seguace di S.Francesco, è il santo delle cose perse: con offerte semplici si prodigherà affinchè chi vi si rivolge ritrovi qualcosa che non possiede più, come l'amore e la serenità familiare. Non si nega mai per procurare ogni giorno il pane in tavola, ma non bisogna mai dimenticarsi di ringraziarlo come si deve una volta eseguita la richiesta, poichè, essendo il signore delle porte, può chiudere quella delle benedizioni e aprire quella delle calamità. In questo caso vibra e lavora come Exù, la vibrazione fiscalizzatrice di tutti gli spiriti della Quimbanda, di cui è il Signore ad un livello astrale più alto. Exù veniva rappresentato con due corna ed era attorniato da una fama di "birbone", per questo fu scambiato con il Diavolo, di cui eredita il sinistro aspetto nell'immaginario collettivo.
Ibeji

Gli Ibeji sono i gemelli cosmici, l'essenza delle cose nuove, della nascita, dell'immenso potere e della purezza dei bambini. Sincretizzati coi santi medici Cosma e Damiano, sono all'origine di tutto, rappresentando non solo la nostra infanzia, ma anche quella degli Orixas. Sono il nostro bambino interiore, la nostra fantasia e la nostra risata priva di pensiero, spontanea.

Rappresentano inoltre il concetto di dualità, da non confondersi col dualismo, termine che mette in contrapposizione due elementi. La dualità degli Ibeji è quella che si riscontra durante la procreazione: due unità si compenetrano dando origine ad una terza, che porta in sè il patrimonio e le caratteristiche dei genitori. Obatalà, alta energia androgina, si divide in due generando la sua compagna Oduduà, la Madre Terra, con la quale avviene la fecondazione che genera tutti gli Orixas e la vita sulla terra. Gli Ibeji sono l'essenza di questo processo, di questo immenso atto di amore.

Un altro aspetto del particolare axè di questa vibrazione è il concetto di nuovo, di novizio, di inizio e iniziazione: la crisalide che rompe il suo guscio per volare via sotto forma di farfalla, l'iniziato che fiorisce a nuova vita col battesimo, sono tutti eventi posti sotto la giurisdizione di questa energia.

Protettori dei bambini, li si contatta per chiedere benessere e spensieratezza, portando le offerte nei parchi giochi sotto forma di giocattoli, dolci, caramelle e bibite. Sono sotto la tutela di Xangò e Obatalà.

Iroko

Iroko è un Orixà particolarissimo e piuttosto misterioso che ha pochissimi figli. E' l'albero sacro, il "palo cosmico", la rappresentazione della forma fallica attraverso cui Obatalà , il cielo, feconda Ouduà, la terra. E' di fatto l'asse portante che unisce questi due mondi (e tutti gli opposti), attraverso cui si snodano i due serpenti sacri Oxumarè e la sua controparte femminile Ewa, generatori di movimento, a complemento di un ingranaggio cosmico perfetto. E' lo scettro (paxorò - bastone) di Obatalà, la sua Volontà su questa terra. Dato che il mondo ruota attorno ad esso, Irokò è anche il responsabile del susseguirsi degli eventi nel divenire temporale, è quindi grazie a lui che il Tempo può manifestarsi.

Irokò è una vibrazione assolutamente fuori dalla portata dei più, soltanto le pochissime persone dotate di una grande conoscienza possono lavorare con lui: senza l'adeguata preparazione, si rischia di diventare completamente folli e di perdere la vita. Infatti non viene mai invocato per banali esigenze terrene, ma solo in caso di gravissimi pericoli vitali o che minacciano un'intera comunità di persone.

Figlio di Oxossi e Oxum, è il signore dei laghi. E' un Orixà fresco, dalla parlata simpatica e gioviale, amante dell'arte e di tutto ciò che è giovane, fanciullesco, non ancora del tutto adulto e formato. Un mito lo vede innamorarsi a prima vista di una splendida fanciulla conosciuta sulla riva di un lago e tuffarsi in esso per raggiungerla. Per poter ingannare il padre dell'amante, Logunedè si traveste da donna al fine di potersi trastullare con lei, ma il Re del lago, scoperto l'inganno lo obbliga a sposarla, ma il suo desiderio di libertà è troppo forte per poter restare laggiù; decide così di tornare in superficie, alle amate foreste, portando con sè la sua sposa; perde però la vrilità, ma non il desiderio di soddisfarla.

E' l'emblema della mancanza di responsabilità e costanza, ma il suo axè viene invocato proprio per questo: per divincolarsi da situazioni complicate all'ultimo minuto, senza rimetterci alcunchè o dare troppe spiegazioni, senza pensieri.

Logun Ede
Tempo - Ifà

Il termine “Tempo” è la traduzione del nome congolese dell’Orixà Katende, alcune volte sincretizzato in San Lorenzo o in San Gaetano, anche se per la maggior parte dei Terreiros è San Francesco come Orunmilà (il Destino). Katende incarna la “Storia” nella sua totalità, la somma delle piccole e grandi cronache di tutti i tempi. Durante la creazione del mondo, il grande Spirito si ripiegò su se stesso e manifestò il Tempo, Tempo inteso come destino ineluttabile che domina sulla Creazione, e riconduce al Supremo Creatore ogni cosa da Lui generata.
Il Tempo s’identifica in Ifá, Signore d’Ifé Ifé, la mitica città degli Orixás, conosciuta anche come Aruanda, la Gerusalemme celeste del mondo africano.

Ifà essendo uno Spirito atavico estremamente metafisico, non può incorporare, ed il suo spiritualissimo linguaggio è compreso solo dai Sacerdoti del Tempio, ai quali trasmette la sua volontà attraverso Exú, che diviene suo messaggero e di conseguenza portavoce di tutti gli altri Orixás.
Ifá é il Gran Sacerdote, il guardiano degli archivi Karmici risiedenti negli alti tribunali celesti del piano animico, colui che padroneggia i disegni del destino e ne detiene il segreto.
I sacerdoti d’Ifà, chiamati Babalawôs, usano per entrare in contatto con il Santo l’opelè (piccole noci di cocco) oppure il “jogo dos buzios” (conchiglie consacrate).
Ifá è l’unico Orixá che non richiede offerte rituali, si prega semplicemente nei momenti d’estremo dolore, quando tutto sembra perduto, chiedendogli di alleviare un destino crudele, solo Lui, infatti, può alleggerire le pene di un Karma difficile.

EWA'
Ewa è la fedele compagna, nonchè complemento naturale e perfetto, di Oxumarè, il Serpente. E' il principio femminile che in simbiosi col dio serpente va a coniugare l'equlibrio oscillante di opposti che fa muovere ogni cosa. E' una yabà bellissima, che racchiude in sè le energie femminili di Oxum e Yansà, di cui possiede la grazia e la forza. E' l'Orixà responsabile della trasformazione dell'acqua in vapore, svolge quindi un ruolo fondamentale nel grande e perenne ciclo della vita che compie Oxumarè, signore delle piogge. La si invoca per problematiche inerenti all'amore e alla coppia, per la protezione dei bambini e anche per gli affari e le compravendite, in particolar modo di terreni, aziende e immobili.
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